Dry January? Sì, ma solo… emotivamente.
Gennaio è quel mese magico in cui tutti diventano improvvisamente persone migliori: palestra, dieta, buoni propositi e – ovviamente – Dry January.
Ovvero: trenta giorni senza alcol per “ripulire il corpo”, “ritrovare energia” e “dimostrare a se stessi di avere autocontrollo”.
Noi ci abbiamo provato.
Davvero.
Per circa… 24 ore...
Poi è successo qualcosa di prevedibile: fuori pioveva, dentro faceva freddo, le feste erano appena finite e in cantina le bottiglie sussurravano... "aprimi!" E a quel punto è stato chiaro che l’unica vera forma di benessere possibile passava, come spesso accade, da un buon bicchiere nel calice.
Così abbiamo reinterpretato il concetto: non Dry January, ma “Well-Chosen January”.
Meno quantità, più qualità. Meno aperitivi casuali, più bottiglie scelte con criterio.
E soprattutto: meno sensi di colpa, più grandi bevute.
Il risultato?
Un gennaio sorprendentemente memorabile, fatto di vini bevuti con calma, attenzione e (forse) ancora più piacere del solito.
Ed è proprio da qui che nasce questa classifica:
le migliori bottiglie bevute a gennaio, quelle che ci hanno fatto dimenticare il freddo, la pioggia e persino l’idea stessa del Dry January.
Perché se dobbiamo rinunciare a qualcosa…
che almeno non sia al vino giusto. 🍷
|
Di solito il V.O è da preferire trascorsi almeno 4/5 anni dalla sboccatura, ma per mancanza in stock di vecchi degorgement ci siamo dovuti "accontentare" di appena 14 mesi... aperte sia 14 che 15 Novembre 2024 ed erano entrambe bottiglie in stato di grazia! Forse tra i più buoni Version Originale mai bevuti. Se ne avete qualcuno a casa, da provare assolutamente!! Voto 98/100 |
|
2 - Prevost - La Closerie Les Beguines Deg. 09/25 Questa sarà sempre una bottiglia che non riuscirò mai a bere dopo qualche anno dalla sboccatura... sempre pochissime bottiglie assegnate, nel 90% dei casi tutte prenotate prima dell'arrivo in cantina... per qualche strano motivo lei si nascondeva in mezzo ad altri Champagne... impossibile resistere alla tentazione! Un Meunier strepitoso che regala sempre grandi emozioni. Voto 98/100 |
|
Come già scritto nel blog, il P2 2008 è promosso a pieni voti! Al contrario di molti altri Champagne 2008 recentemente bevuti, questo promette una longevità fuori dal comune, quasi da sembrare eterno. Mi ha anche fatto venire voglia di dare una seconda possibilità al Vintage 2008! Voto 98/100 |
|
4 - Ferrari Riserva Lunelli 2009 - Rel. 2026 Forse ho esagerato con le bollicine in questo mese, ma era pur sempre il Dry January: bisognava pur “star leggeri”… 😅 Mi sono infatuato di Riserva Lunelli proprio con l'annata 2009, e ritrovarla oggi nel listino Ferrari, a distanza di cinque o sei anni, è stata una sensazione quasi nostalgica. Un po’ come rivedere un grande amore dopo tanto tempo e scoprire che è diventato ancora più affascinante. La sboccatura 2019, unita alla lunghissima sosta sui lieviti e alla conservazione impeccabile nelle Cantine Ferrari, regala un vino di straordinaria complessità e profondità. Al naso emergono note di pasticceria fine, agrumi canditi, frutta secca e un tocco di spezie dolci; in bocca è cremoso, avvolgente, con una freschezza ancora viva che sostiene una struttura importante ma mai pesante. Voto 97/100 |
|
5 - Badia a Passignano Chianti Classico Gran Selezione 2022 Non potevo non provare anche la 2022, pur essendo appena uscita, di questo nettare strepitoso. E devo dire che le aspettative non sono state affatto deluse. In generale la 2022 si sta confermando un’annata molto elegante e già sorprendentemente godibile per molti rossi toscani: meno muscoli, più equilibrio, profumi nitidi e una bevibilità che invita subito al secondo calice. Nel caso di Badia a Passignano, poi, si va sempre sul sicuro. È uno di quei vini che riescono a coniugare autorevolezza e immediatezza, senza mai risultare impegnativi. Al naso spiccano le classiche note di ciliegia matura, viola e un leggero tocco speziato, mentre in bocca il sorso è pulito, scorrevole, con tannini ben levigati e una freschezza che lo rende estremamente versatile a tavola. Rimane, anno dopo anno, uno degli alleati migliori per il rapporto qualità/prezzo: un Chianti Classico “serio”, ma non serioso, perfetto per una cena tranquilla in famiglia a base di carne, dall’arrosto alla grigliata, capace di mettere tutti d’accordo senza bisogno di grandi occasioni per essere stappato. Uno di quei vini che ricordano perché certi classici non passano mai di moda. Voto 96/100
|
|
6 - Benoit Munier L'Ours Cramant 2019 L'immancabile Benoit Munier colpisce ancora! Questo Cramant 2019 è un ottimo Champagne dal rapporto qualità/prezzo che conquista per la sua forza, potenza e vitalità, perfettamente rappresentate dall'orso in etichetta. Al contrario degli altri nettari di Benoit che vanno bevuti intorno ai 12/13 gradi per essere apprezzati al meglio, L'ours è preferibile da degustare a temperatura leggermente inferiore (max 6/7 gradi). Voto 95/100 |
|
7 - Camillo 2022 Tenuta Guado al Tasso Un fuori listino, acquistabile esclusivamente a Bolgheri in Tenuta, Camillo è un bianco capace di esprimersi oggi come negli anni a venire, prodotto in quantità estremamente limitata, da uve Vermentino e Viognier. Un bianco intenso e ricco, con aromi che richiamano la polpa d’albicocca, il mandarino, i fiori di camomilla e leggere note di vaniglia date dal passaggio in legno. Al palato è sapido, equilibrato e di ottima persistenza. Se vi capita di passare in Tenuta, una bottiglia è d'obbligo acquistarla! Rapporto qualità/prezzo straordinario! Voto 95/100 |
La scelta di fermarsi a sette vini, invece che arrivare ai classici dieci, non nasce certo da una mancanza di assaggi o di bottiglie stappate. Anzi, tutt’altro. È stata una decisione volutamente “editoriale”, se così si può dire: raccontare solo ciò che ci ha davvero lasciato qualcosa, senza riempire la lista per forza.
In un mondo in cui si tende spesso ad allungare classifiche e contenuti per completezza o per forma, abbiamo preferito fare il contrario: stringere, selezionare, togliere il superfluo. Perché non tutti i vini meritano di essere ricordati allo stesso modo, ma alcuni sì, e sono quelli che ti restano in testa giorni dopo, che ti viene voglia di riberne, di raccontare a qualcuno.
Sette vini, quindi, non come limite ma come scelta di coerenza: pochi, ma veri. Quelli che ci hanno davvero colpito, emozionato o sorpreso. Tutto il resto è stato piacevole, interessante, magari anche molto buono… ma non abbastanza da entrare in questo racconto. E in fondo, quando si parla di vino, conta più l’impatto che la quantità.






